Debutta questa sera e sarà in scena fino a domenica 23 marzo, presso il Teatro Le Salette di Roma (zona Borgo Pio), lo spettacolo “I bei tempi andati” con la regia di Gianfranco Tomei. Un bel viaggio nella nostalgia del “vintage”, nei favolosi anni ’50, ’60, ’70, ’80 e ’90. Anni “magici” che sono rimasti nel cuore di tutti coloro che li hanno vissuti. Ne parliamo con il regista Gianfranco Tomei.
Gianfranco come è nata l’idea dello spettacolo “I bei tempi andati”?
Era tanto tempo che volevo fare un testo di Harold Pinter. Pinter è un autore particolare, che può sembrare ostico a una prima impressione. E’ premio Nobel letteratura nel 2005. Si tratta di un allievo di Beckett e di Ionesco, quindi stiamo parlando di teatro dell’assurdo. In realtà il teatro dell’assurdo può essere realizzato con molta serenità, assecondando i punti oscuri del testo, senza farsi troppe domande, lasciandosi guidare dalla propria sensibilità e dall’estro degli attori. In più il testo in questione parla di nostalgia e ricordi, e io volevo fare uno spettacolo proprio su quello.
Sarà uno spettacolo all’insegna della nostalgia?
Questo è un testo che parla di nostalgia, il testo originario si intitola “Vecchi tempi”, è stato scritto nel 1970. Parla di personaggi che vivono in una loro bolla, fatta di ricordi e impressioni che vengono dal passato, quando erano giovani e girovagavano nella Londra di allora, fra locali da ballo, cinema e gite in barca. Non si fanno troppe domande, non fanno parte della borghesia “impegnata”, che lottava contro la guerra in Vietnam ecc., loro si lasciano vivere e cullare dal ricordo del passato. Sono un po’ come gli “Indifferenti” di Alberto Moravia, che però era un romanzo ambientato durante il fascismo.
Come è strutturato?
Il testo, come scritto da Pinter, si divide in due atti con un intervallo. In scena ci sono un marito e una moglie, e una amica loro che è ospite della loro casa al mare. Il marito e la moglie sono in evidente crisi, e la amica viene a mettere in discussione tutto, anche i sentimenti e il ricordo chiaro del passato. Ad esempio non si capisce bene se lei, l’amica, e il marito dell’altra si fossero già conosciuti o no. Siamo in un ambiente unico, i personaggi sono praticamente sempre in scena, e danno vita ad una battaglia verbale a tre, una artiglieria di parole che si risolve fra di loro. Si scambiano ricordi, osservazioni, anche battute pungenti, sono sempre sul chi vive, si guardano in modo anche un po’ cinico, però sempre con un tocco di ironia, che li fa sembrare tutti un pò delle curiose marionette ai nostri occhi
Il pubblico che lo vedrà avrà la possibilità con la mente di fare un viaggio all’indietro in quegli anni?
Ci sono tanti riferimenti al passato nel testo: si citano i Beatles, sicuramente viene citata “Yesterday” di Paul McCartney, ci sono molti riferimenti alla Swinging London, quindi il pubblico che ha amato quegli anni potrà tuffarsi di nuovo in quelle atmosfere, in quelle situazioni.
Riguardo a quegli anni, è più la nostalgia per la gioventù ormai svanita o il fatto che oggi abbiamo l’impressione di vivere meno bene di allora?
Il testo parla degli anni ‘60, noi lo abbiamo un po’ riadattato con elementi tratti dagli anni 80, facendo riferimento ad esempio a film con Harrison Ford, che Pinter non cita deliberatamente, quindi si farà riferimento anche ad una realtà che conosciamo anche noi italiani. Il quesito se gli anni passati, gli anni trascorsi, siano stati anni belli, anni migliori del presente, oppure noi ricordiamo la nostra giovinezza, la nostra gioventù e quindi ci sembrano belli quegli anni perché avevamo 15, 18, vent’anni, è un quesito sempre aperto, che non ha soluzione. Sicuramente ci sono delle epoche storiche che sono epoche di decadenza, di decadenza oggettiva, in cui il mondo peggiora, però noi abbiamo sempre il filtro del nostro “io” che non ci fa vedere le cose con la massima obiettività. Gli anni di Facebook, TikTok, Instagram, del Covid e della guerra in Ucraina sono migliori o peggiori degli anni dello yuppismo, della crisi energetica, del reaganismo e della guerra in Iraq? In non so rispondere con oggettività. Sicuramente io era adolescente all’epoca, oggi sono nella maturità, ci sono elementi per me discordanti nel ricordo. Io poi insegno Psicologia all’università, quindi ai miei studenti parlo anche di Freud, di psicanalisi, e di come i nostri ricordi possano essere filtrati e deformati da elementi inconsci. La mente è come un iceberg, la parte più rilevante è sommersa.
Due parole sugli attori protagonisti dello spettacolo?
Gli attori del testo sono attori che ho scelto con grande cura. Li ho selezionati nel panorama romano, che offre una grande quantità di attori che ruotano intorno ai piccoli teatri di Roma, ai cortometraggi e alla filmografia cosiddetta “off”, e molti di essi sono bravi anche se misconosciuti. In primo luogo ho chiamato Arianna Cigni, che è un’attrice abbastanza conosciuta nel panorama anche nazionale, ha vinto diversi premi. E’ un’attrice che riesce a dare la sua sensibilità e anche la sua timidezza (molti attori curiosamente sono timidi) al personaggio un po’ etereo e svampito (ma con la sua profondità) di Katy. Poi c’è Sabrina Tutone, ottima attrice teatrale e anche presentatrice e giornalista. Fra l’altro è la nipote di Lando Buzzanca, il compianto Lando Buzzanca, e riesce a dare un ottimo tono da signora altera e nostalgica al personaggio di Anna. Ultimo, ma non ultimo, Giancarlo Villani che è un ottimo attore della scena off romana e dà al personaggio di Deeley un bel tocco di ironia, di sarcasmo, perché lui ha un qualcosa di clownerie nella sua recitazione, qualcosa di clownesco nel suo modo di fare, comunque sempre in molto raffinato, e che è adatto al Teatro dell’Assurdo. Per esempio, se dovessi fare un altro testo di questo genere, tipo “Aspettando Godot” di Beckett, lui sarebbe un ottimo Vladimiro o anche Estragone, perché ha un’aria da signore di periferia, un signore con bombetta e papillon e calzoni rattoppati, i tipici personaggi di Beckett, questi personaggi che stanno in un ambiente degradato di periferia, mantenendo però una certa eleganza e un certo aplomb. Quindi con questi tre attori, due attrici e un attore, il testo non potrà che venire bene. Il tutto impreziosito dalle scenografie e costumi curati da Debora Troisi, e dalle musiche di George Pascal Marchese e Gianmarco Mondi. Vi aspettiamo quindi al teatro Le Salette, a Borgo Pio, 19-23 marzo prossimi!